NATI SOTTO IL SEGNO DEL CANCRO: diamoci voce!

Siamo in tanti, siamo migliaia e migliaia. Non ci conosciamo, non conosciamo le nostre storie ma qualcosa ci accomuna. Qualcosa che ha cambiato sicuramente la nostra vita, non necessariamente in peggio, ma l’ha cambiata.

Siamo tutti nati sotto il segno del “cancro”.
Il cancro quello vero, che da un giorno all’altro ti sconvolge la vita, quello che ti porta a guardarti in faccia, a guardarti dentro, dove nessuno è mai arrivato.

Da anni, in tanti cercano di parlare di noi e, soprattutto, per noi, senza tenere conto che solo chi è “protagonista” di un’esperienza, qualunque essa sia, ne può parlare con cognizione di causa.
Il resto sono solo parole, magari d’effetto, ma parole.
Nel caso della malatia oncologica saranno anche parole validate scientificamente ma questo riguarda la malattia e non il “malato”, a cui nessuno può sostituirsi nell’esprimere o interpretare sofferenze, timori, emozioni, bisogni.
Non neghiamolo, il cancro è stato ed è spesso un grande businness, un pozzo senza fondo in cui ci sta di tutto: ricerca, farmaci, sperimentazioni, libri, convegni.
Per non parlare di iniziative altisonanti, tipo Movimento di opinione, Stati Generali (nientemeno) degli ammalati di tumore, che spesso si tengono in località turistiche e dove spesso solo la minoranza dei partecipanti è ammalato oncologico.
Si scrivono fiumi di parole che spesso si ripetono, parole di incoraggiamento che sortiscono l’effetto di essere offensive piuttosto che incoraggianti (“ormai il tumore della mammella è poco più di un’influenza”: ma vogliamo chiederlo a chi ce l’ha se è realmente così?), parole di impegno (“ci impegniamo a cercare di migliorare il rapporto medico-paziente”: quante volte l’abbiamo sentito?; “daremo sempre più voce agli ammalati!”) che sistematicamente rimangono allo stato di promessa.

Probabilmente se riuscissimo a parlare noi e, soprattutto tra di noi, diremmo altre cose.
Diremmo che chi l’ha avuto un tumore, non potrà mai considerarlo “poco più di un’inluenza”, perché sappiamo benissimo che, allo stato attuale, così non è.
Diremmo che ci arrabbiamo molto se si cerca di banalizzare la nostra malattia nella convinzione di aiutarci ad affrontarla. Lo sappiamo bene che, se pur diagnosticato precocemente, un cancro è una malattia grave che nasconde mille insidie e che, se pure in apparenza guarito, a volte (e non così raramente), si ripresenta quando meno te lo aspetti e sappiamo anche che se sei giovane questa eventualità è ancora più probabile.
Non vogliamo essere convinti ad ogni costo che di cancro si guarisce, ma piuttosto vogliamo essere aiutati ad affrontare la malattia per quello che è e che rappresenta per ciascuno di noi.
E’ assolutamente presuntuoso pensare di cambiare radicalmente una mentalità che fino a pochi anni fa ha associato il cancro alla morte in una che dovrebbe considerare il cancro come una malattia qualsiasi. E’ una pretesa impossibile oggi: ci vorranno decenni e soprattutto dimostrazioni importanti di inversione nella tendenza di mortalità.
Per non parlare poi della qualità della vita spesso cambiata (in peggio) dopo alcuni tipi di intervento e durante e dopo alcuni tipi di terapie.
Quante quante cose ci sarebbero da dire da parte degli interessati e quanto potrebbero essere utili e costruttive. Quanti di noi tutti giorni fanno conti con mille difficoltà, anche pratiche, conseguenti proprio ad una malattia tumorale (stanchezza, depressione, difficoltà motorie, problematiche legate ad un sistema immunitario compromesso, per parlare solo delle più semplici).
Da qui la mia proposta: utilizziamo questo spazio per “far notare”, per “richiedere”, far presente le nostre necessità ed esigenze. Potremmo riuscire a raggiungere il mondo della sanità (medici, infermieri, psicologi, ospedali), quello sociale (enti e istituzioni) ed anche il mondo degli “altri”, di quelli non nati sotto il segno del cancro.
Questo spazio potrebbe anche essere il “nostro diario” dove condividere, tra persone che si capiscono perché accomunate da una stessa realtà, pensieri, sentimenti, sensazioni, emozioni, stati d’animo, rabbie.
Dove parlare tra di noi, per dare sfogo ai nostri pensieri, ai nostri sentimenti, emozioni, sensazioni.
Credo che riusciremmo a far emergere tante cose fino ad ora sconosciute e non considerate.
Non c’è bisogno di muoversi, di affrontare fatiche per raggiungere sedi di congressi e convegni, per avere l’ennesima delusione.
L’era dell’elettronica ci mette a disposizione il computer e il blog dove, anche anonimamente, anche se siamo timidi e non riusciremmo mai a parlare in pubblico, senza limiti di spazio e di tempo, possiamo dire tutto quanto ci teniamo dentro, magari da anni.


Faremo in modo che i nostri sfoghi, le nostre segnalazioni arrivino al maggior numero di persone possibile e possano contribuire a migliorare la nostra situazione di “nati sotto il segno del cancro”.

gabriella maggioni

7 risposte a NATI SOTTO IL SEGNO DEL CANCRO: diamoci voce!

  1. Ciao Gabriella,sono Luciana M.,penso tu ti ricordi di me.
    Ho letto il tuo articolo che condivido assolutamente: anche se sino ad ora ho avuto la grande fortuna di non aver sperimentato questa malattia,ho ben presente che potrebbe accadere in qualunque momento anche a me.
    Spezzo una lancia in favore di chi banalizza la malattia(parlo di noi comuni mortali,non dei “papaveri”):spesso è la grande paura della “morte in potenza” che fa banalizzare,che cerca di azzerare la carica negativa,che ci fa glissare sul problema…se non lo considero non esiste.
    Non è la strada giusta,non si risolve alcunchè,ma tant’è…i mortali sono tali perchè hanno paura della morte,
    Non so se riesco veramente a comprendere come ci si sente in quella situazione,non credo,ma sento la rabbia e l’accoramento di chi la sta sperimentando e non ha la considerazione che merita:avete ragione,non c’è l’attenzione meritata(se non per business)e,spesso,anche quella mal prestata.
    Un grande saluto,
    Luciana

    • ciao luciana, grazie per aver letto il blog e contribuito alla discussione.
      Sono d’accordo con te: chi non prova un’esperienza (qualsiasi) non può capire che cosa si prova, è normale. però si deve allora avere l’umiltà di ascoltare chi ci è passato. Per qualsiasi tipo di esperienza dolorosa siamo davvero in tanti: cancro, morte di un figlio, morte di un familiare in giovane età, incidenti stradali, ecc. ecc. Basterebbe chiamarci e credo che saremmo in tanti a rispondere. Invece si comntinuano a fare gli “Stati generali degli ammalati di tumore”, senza ammalati, dove parlano i “soloni” tra di loro, perchè il resto dei partecipanti (non ammalati) è in pulmann a fare le visite guidate della città (offerte dagli stessi organizzatori). E così si continua a ignorare i veri problemi che possono essere raccontati SOLO dagli interessati.
      speriamo cambi presto qualcosa, ma ne dubito,
      grazie ancora luciana per il tuo contributo alla discussione. gabriella

  2. Mi hanno suggerito il vostro blog e per semplice curiosità sono venuta a “ficcare il naso”. Condivido il commento di Luciana: abbiamo la paura che ci paralizza e che ci fa vedere quello che vogliamo e non quello che realmente è….pensiamo : se non ne parlo, se fingo, non mi viene:- ma nessuno è immune, qualcuno più fortunato di altri, nessuno escluso.
    Sono convinta che la parola abbia un ruolo fondamentale nel trattamento delle malattie (di qualsiasi malattia si parli), perchè non si è mai soli: ma è sapendolo che …..aiuta.

  3. Ciao Gabriella, non ci conosciamo, conosco però la forza che da anni metti nel tuo lavoro al servizio degli altri. Complimenti e congratulazioni per aver ideato questo spazio aperto a tutti: condividere esperienze, paure, dolore e, perchè no?, anche fiducia nel futuro, allevia la nostra sofferenza. Ho perso mio marito, che adoravo, a causa di questa malattia. La vicinanza degli altri mi ha molto aiutata. Ciao e auguri.

  4. ciao gabriella ti capisco benissimo e ti stimo per questa pagina che hai creato… io sono terrorizzata da questa malattia e penso che morirei prima dalla disperazione ..che nn dalla malattia stessa. quando ho qualcosa che nnfunziona tipo in questo periodo sono già convinta di avere un tumore e letteralmente vado nel pallone..la cosa più brutta e pericolosa che a volte aspetto ad andare dal medico per la paura che mi possa dire che c’è qualcsa… e cosi il tempo passa ed è peggio.una volta sono rimasta senza voce per più di un mese ..sono andata da un’ottorino che la prima cosa che mi ha detto senza ancora avermi visitata e ra che avevo un cancro…..alla gola…senza nessun garbo e nessuna delicatezza. l’ho odiata per questo e ho rimosso…..dalla mia mia vista quella donna..(poi era un virus) ma la paura tremenda per quel che ho passato..mi è rimasta…. comunque grazie ancora per la bella pagina adriana

    • Grazie adriana per la tua testimonianza e…. per i complimenti. Quello che dici tu succede a quasi tutti noi ma quando poi ci troviamo di fronte a delle prove importanti e dure da affrontare riusciamo a tirare fori una forza che non sappiamo di avere. Probabilmente è un istinto di sopravvivenza che ci spinge d andare avanti e ci dà l’energia necessaria. Certo non è facile. Un abbraccio. Gabriella

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